giugno 09 2016 0comment
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Opere Pubbliche – Professionisti incaricati – Controlli

Questo articolo è dedicato a chiarire alcuni meccanismi che governano gli appalti, in particolare quelli pubblici, studiati dal legislatore per garantire la buona riuscita delle opere.


Le figure coinvolte in un appalto di una costruzione sono tipicamente le seguenti:

  1. Il Committente, che nel caso delle opere pubbliche (pagate con i soldi del contribuenti) sono per l’appunto enti pubblici (Stato, Regioni, Province, Comuni, ASL, ecc);
  2. L’impresa esecutrice, o Appaltatore;
  3. Il Progettista;
  4. Il Direttore Lavori;
  5. Il Collaudatore; quest’ultimo di due tipi: Statico e/o Tecnico amministrativo.

Fra opere pubbliche e private non c’è molta differenza in termini di obblighi di legge: nel caso delle opere pubbliche, a differenza di quelle private, vi sono obblighi aggiuntivi piuttosto stringenti per controllare/verificare come vengono spesi i soldi, quindi sulle modalità di gara, sulla contabilizzazione delle opere, sulla gestione delle varianti, e sul collaudo amministrativo finale (che nelle opere private non esiste neppure). Per il resto gli obblighi di legge sono i medesimi, soprattutto in merito alla sicurezza statica e sismica.

Le figure professionali che sempre devono essere presenti nella realizzazione di un’opera sono: Il Progettista, il Direttore Lavori e il Collaudatore statico. Attenendoci solo al caso delle strutture portanti  – pensiamo ad esempio alla costruzione di un ponte – i meccanismi previsti dalle  leggi dello Stato italiano sono pensati per garantire la sicurezza dell’opera secondo i livelli prestabiliti dal legislatore. E sono meccanismi ineccepibili, pensati molto bene.

Le tre figure professionali dette, unite ovviamente all’impresa che esegue i lavori, devono assumersi la responsabilità della qualità e soprattutto della sicurezza finale, ciascuno per la propria parte:

  • Il Progettista, che deve garantire di avere correttamente progettato, secondo le norme in vigore, cioè secondo i livelli di sicurezza stabiliti a monte dal legislatore;
  • I’Impresa, che deve garantire di avere correttamente eseguito l’opera, con serietà, competenza e diligenza, utilizzando i materiali previsti in progetto;
  • Il Direttore Lavori che deve controllare e verificare le opere eseguite, la conformità tecnica al progetto, e verificare l’operato dell’impresa, seguendo precisi criteri di verifica (Verifica dei calcestruzzi, degli acciai, ecc);
  • Il Collaudatore, figura strategica, che deve essere terzo rispetto a tutti i precedenti, e deve verificare di fatto il lavoro di tutti, controllare tutta la documentazione, far eseguire le prove di carico ove previste, o anche a sua discrezione, convincersi che l’opera è sicura, e dichiararla idonea all’uso per cui è stata progettata: cioè rilasciare il certificato di collaudo statico. Senza tale documento nessun’opera può essere dichiarata agibile.

Il meccanismo è perfetto, anche perché chi l’ha pensato sapeva esattamente cosa stava facendo.

Assumersi la responsabilità, come si è detto, significa sia in senso civilistico (pagare i danni) che penale (pagare di persona con la reclusione) in caso di incidente grave a persone o cose, ad es. in caso di crollo. Per questo i professionisti hanno l’obbligo anche di avere una polizza civile sulle responsabilità verso terzi.

Sul fronte specifico delle opere pubbliche occorre chiarire un concetto spesso riportato dai giornalisti in modo non corretto. Cos’è una Variante?

Le varianti, per legge, non sono ammesse. O meglio, sono ammesse solo fino ad una piccola soglia fisiologica ( 5%). Oltre tale soglia ci sono solo due possibilità:

  • Il Committente ha chiesto di cambiare il Progetto, per cui si deve approvare un nuovo progetto che costa di più. In questo l’ente pubblico ha vincoli precisi di approvazione, e deve stanziare le nuove risorse; quindi non può essere una sorpresa o uno scandalo (Es: volevo un ponte a 2 corsie mentre ora ho cambiato idea, e lo voglio a 4 corsie, e quindi costa il doppio).
  • Il Progettista ha sbagliato il Progetto, perché oltre la soglia stabilita non è possibile andare. In questo caso risponde il progettista.
  • Si verifica un vero imprevisto (ad es. troviamo dei reperti romani inaspettati, delle tombe, una discarica abusiva di amianto, una bomba inesplosa della guerra, ecc). In questo caso non era possibile saperlo prima, e quindi veramente non è colpa di nessuno: i costi aumenteranno. Ma parliamo di casi eccezionali.

E’ del tutto evidente, allora, che i meccanismi precedenti  sono assolutamente chiari e perfetti. Ma allora un “non addetto ai lavori” chiederà subito: Allora perché ci sono opere che crollano appena inaugurate, oppure perché ci sono opere che arrivano a costare il doppio dell’importo di progetto?
Cerchiamo di dare una risposta al paragrafo successivo…

Sorvoliamo su tanti altri argomenti perché la questione non cambia: le regole ci sono tutte… non ne occorrono di nuove.


Le opere pubbliche in Italia: sempre e solo problemi?

Perché oggi sentiamo spesso parlare di tanti problemi nelle opere private e, soprattutto, in quelle pubbliche? Crolli improvvisi, raddoppi di costi, truffe sui materiali, ecc?

La risposta è una sola. Perché qualcuno nella filiera suddetta non ha rispettato le regole. Quindi parrebbe tutto molto semplice: andare a prendere quello che ha fatto il furbo e fargli pagare tutti i danni. Il difficile però, in Italia, è proprio riuscire ad individuare il responsabile, e soprattutto farlo in tempi ragionevoli.

Il problema che abbiamo, quindi, non sta nelle regole, bensì nell’onestà delle persone che le devono applicare, perché le regole sono molto chiare, da molti decenni.

Attualmente viviamo un’epoca in cui stiamo freneticamente cambiando tutte le regole (Norme sulle costruzioni, codice degli appalti) ma solo perché non capiamo (o non vogliamo ammettere) che tutto il problema sta altrove, cioè nella moralità dei singoli individui, che in molti casi è sparita, non nelle regole.

Su un tema all’ordine del giorno come quello del “Codice degli Appalti”, ad esempio, sarebbe bello che i cittadini rileggessero il vecchio Codice degli Appalti in vigore fino agli anni ’90, risalente alla fine dell’800 (esatto, fine 1800: cercate su internet il R.D. 25 maggio 1895, n. 350): un documento perfetto, dove c’era tutto quello che serviva e niente più.

Con quel codice abbiamo costruito tanto, forse mezza Italia, e tutte opere perfettamente integre e agibili, e con molti meno problemi di oggi. Allora questo è avvenuto soprattutto perché (quasi) tutti facevano il proprio dovere. Noi almeno la pensiamo così.

Su questo argomento si sovrappone l’idea malsana degli ultimi anni di fare gare a massimo ribasso su tutto, comprese le parcelle dei tecnici (di cui si è già parlato in altro paragrafo), e questo di certo non aiuta. Immaginiamo proprio la figura del Collaudatore, che dovrebbe controllare tutto e tutti, e che ha vinto una gara di affidamento dell’incarico a massimo ribasso: Cosa possiamo aspettarci? Controlli minuziosi? Magari il contrario, ed è proprio ciò che accade oggi. Ma anche su questo c’è l’alternativa: non prestarsi a questo gioco, e noi la pensiamo così.

Quando allora le figure coinvolte, soprattutto quelle di controllo, non si piegano a queste regole “di mercato”, le cose funzionano. Ma questo non fa notizia. Resta il fatto che un codice degli appalti in due volumi, al posto di un codice di 20 pagine (quello del 1895), crea sempre e comunque problemi, e aumenta molto  i costi. Questo è sicuro.

Se tutto questo è vero ci tocca concludere che, a questo punto, dobbiamo concentrare  i nostri sforzi sugli individui, e prima di tutto sui giovani (che un domani saranno cittadini e magari professionisti), sul loro senso civico e senso del dovere, cioè sulla moralità delle persone, più che sulle regole.

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